Francesco Vidotto nasce a Treviso il due agosto del 1976.
Sin dall’infanzia dimostra di possedere una fervida immaginazione ed una profonda sensibilità per la natura che spesso comunica con lui.
Cresce in famiglia, a stretto contatto con i genitori ed i nonni materni, dividendo il suo tempo tra Conegliano e Tai di Cadore.
All’età di quattordici anni Francesco si iscrive ad un liceo poco simpatico. Spesso non riesce a rapportarsi con gli insegnanti e vaga per ore con lo sguardo perso tra le nuvole, seduto fermo dietro al suo banco, con il viso rivolto alla finestra della classe.
È a questo punto che casualmente si avvicina alla narrativa. Un caldo pomeriggio di primavera legge per curiosità l’operetta morale di Giacomo Leopardi: “dialogo della Natura e di un Islandese”.
Da allora inizia a divorare volumi di qualsiasi autore, sia classico che contemporaneo, arrivando a leggere, nei soli anni di Liceo, più di centocinquanta libri. Il romanzo diviene per lui un’isola lontana dove potersi rifugiare.


Non dimentica gli sport, mantenendo comunque uno stretto contatto con la natura.
Diviene istruttore di subacquea, pratica lo sci alpinismo, l’arrampicata, l’equitazione ed il trekking. Raggiunge gran parte delle vette delle dolomiti Ampezzane, sempre in compagnia del fratello Alberto.
In questi anni fonda, con il chitarrista Simone Donati, il bassista Riccardo De Luca ed il batterista Alberto Vidotto, un gruppo rock blues dal nome “I maleducati”, destinato a sciogliersi cinque anni più tardi a causa di un dissapore tra i musicisti.
Partecipa come cantautore alle selezioni per il premio Tenco e per il festival di San Remo con un pezzo dedicato ai nonni, senza ottenere risultati degni di nota.
L’ultimo anno di Liceo, Francesco, innamoratosi delle altrui parole, decide di provare a scriverne delle proprie, componendo un romanzo dal titolo “Alter Ego” e riponendolo nel più basso cassetto della sua scrivania e subito dopo un secondo dal titolo “Il selvaggio”.
Nel 1998 è chiamato alle armi e svolge il servizio militare come Caporale Istruttore presso la caserma del 16° reggimento Alpini di Belluno.
In questo periodo sviluppa alcune tra le amicizie più significative della sua vita che tutt’oggi mantiene vive e forti.


Spinto dalle circostanze si iscrive alla facoltà di Economia e Commercio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia. Porta a termine il corso di laurea in quattro anni facendo il pendolare. Il tragitto in treno gli è utile per continuare la lettura che lo incanta sempre più.
Durante l’università viaggia molto assieme alla sua famiglia visitando gran parte del mondo ed entrando in contatto con culture e stili di vita differenti.
L’ingresso nel mondo del lavoro non è molto diverso da ciò che Francesco immaginava.
Prima è assunto da un’importante società di revisione, poi collabora con uno studio commercialistico ed in fine nuovamente la revisione.
La professione di revisore è molto meccanica e arida. Spesso si trova lontano da casa, in albergo per mesi, senza colleghi o amici. Nel giro di poco più di tre anni decide di cambiare nuovamente impiego. Intanto però il periodo non è dei migliori. Proprio a questo punto che la foschia si dipana affievolita da un timido chiarore.
E’ l’inizio di un periodo fortunato: il casuale incontro con un famoso scrittore Italiano lo porta a decidere di pubblicare “Il selvaggio”.
Le risposte delle case editrici sono molte ed entusiaste. La sua scelta ricade su di un antico e prestigioso editore di Lanciano: Carabba.
Scrive un altro romanzo dal titolo "Signore delle cime", lavorando la notte con infinito impegno e dedizione.
Francesco spende la settimana lavorando e scrivendo.
La maestà della montagna, il cielo terso, le stelle alpine, le alte guglie, rapiscono il suo animo e lo inducono a trascorrere gran parte del suo tempo libero camminando solo nei boschi o arrampicando.



Vuole ritornare ad essere padrone del proprio tempo vivendolo in maniera umana, evitando di farsi travolgere dal vortice di impegni e scadenze che privano l’individuo della possibilità di gustare appieno il presente.

Guarda le persone diritto negli occhi, stringe la mano con onestà e schiettezza, ritiene che la parola data abbia estremo valore.

Francesco Vidotto